La crisi nel vecchio continente si fa sentire, lo sappiamo bene. Sappiamo allo stesso modo che è per lo più per questo motivo se molti giovani italiani decidono di “fuggire” (perciò perdita di capitale umano) da uno stato in cui non vedono prospettive, alla ricerca di un futuro migliore.
Destinazione, non più la fin troppo affollata America (che per di più ha introdotto sempre più richieste prima di concedere un visto lavorativo), ma luoghi come Canada, Australia, Emirati Arabi.
L’Australia
L’Australia è in cerca di talenti e di conseguenza di capitale umano: stato immenso e relativamente isolato, si è trovato letteralmente invaso da immigrati senza grandi conoscenze, provocando quindi un aumento spropositato dei ceti più bassi della popolazione.
Così ha deciso di ammettere entro i suoi confini solo Laureati (in particolare ingeneri, architetti od operai altamente specializzati) in grado di bonificare l’arido interno, ampliando così le zone coltivabili.
Il Canada
Esattamente come il suo cugino del sud, anche il Canada incoraggia l’arrivo di laureati. Diverse sono però le capacità richieste, come diversi sono i bisogni dello stato.
Il Canada ha infatti già grandi industrie avviate, quello che le manca sono i manager per gestirle, e gli insegnanti per formare i suoi giovani.
Ecco dunque la grande richiesta di laureati (di capitale umano), soprattutto in Economia (anche se i laureati in Ingegneria non sono disprezzati), e dei ricercatori in generale: il Canada, sebbene investa nella ricerca poco più dell’Italia, offre contratti di ricerca nettamente migliori, oltre alla promessa di facili cattedre.
Emirati Arabi
Gli emirati arabi possono probabilmente essere definiti il paradiso moderno.
Da quando è stato trovato l’oro nero nel medio oriente, questi paesi hanno potuto godere di una ricchezza senza pari, ricchezza che molti di loro ora sta cercando di sfruttare per attirare capitale umano di ogni genere.
Negli Emirati Arabi (ma anche in Turchia, ad esempio) sono benvenuti in pratica tutti i laureati di scienze pratiche (dall’economia, all’ingegneria, all’architettura), oltre che esperti in materie di Trasporti (soprattutto aerei).
Quanto ha perso l’Italia in capitale umano?
Facendo due calcoli, considerando solamente i paesi che abbiamo velocemente analizzato, possiamo notare che dall’Italia siano incoraggiati a partire Economisti, Ingegneri (soprattutto petroliferi), Professori e Ricercatori.
L’Italia, con il suo misero rapporto tra ricerca e sviluppo e PIL pari solo all’1.3%, è quindi svantaggiata su due fronti: da una non ha esperti (che sono partiti), dall’altra non ha soldi per attirarli.
Ma per quale motivo ciò è così grave?
Abbiamo già spiegato quanto sia importante per un paese crescere costantemente, ma non abbiamo spiegato come può crescere.
Secondo una formula base dell’economia, la crescita della nostra economia è principalmente trainata dal lavoro e dal capitale. L’ultima parte della crescita è però determinata dall’avanzamento tecnologico (definito come il “residuo di Solow”, scopritore di quest’ultima parte dell’equazione).
In pratica, per crescere uno stato deve sì investire capitali e incoraggiare il lavoro (due cose che, in questo periodo, manchiamo pesantemente), ma deve anche investire costantemente in ricerca.
Di certo, far fuggire i nostri esperti non aiuterà ad uscire dalla crisi.
