Corruzione: un fenomeno non solo italiano

In sempre più scuole si sta insegnando, di questi tempi, agli allievi a capire cosa sia, realmente, la corruzione.

La corruzione esiste solamente laddove è presente un lavoratore pubblico. Se una mazzetta viene pagata ad un dipendente di un’azienda privata, la pratica non può essere definita corruzione (anche se ovviamente avrà delle ripercussioni negative).

In Italia siamo abituati a sentir parlare della corruzione nel nostro paese, ma essa esiste (e per certi versi è anche molto più sostanziosa) a livello  internazionale. Per questo motivo tutti i paesi dell’OCSE, insieme ad altre 7 nazioni, hanno deciso di fare fronte comune contro il fenomeno.

Dove, quanto e perché

A livello internazionale di corrompe, questo è chiaro. Ma DOVE si corrompe? Secondo l’OCSE, ben i due terzi degli episodi illeciti si sono realizzati in solo 4 settori: l’industria estrattiva (per il 19% dei casi), le costruzioni e i trasporti (a pari merito, con un 15% a testa) e le comunicazioni (il 10% delle mazzette è stato registrato in questo settore).

In media, una tangente vale poco meno di 14 milioni di dollari (quasi l’11% del valore totale dell’appalto). Per controbilanciare questo fatto, nella maggior parte dei casi le sanzioni per questo crimine oscillano tra il 100 e il 200% del potenziale utile: in questo modo si prospetta un utile nullo (se non negativo) scoraggiando sul nascere simili pratiche.

CORRUZIONE

Attualmente, l’OCSE ha già comminato pene per 5.4 miliardi di dollari, mentre ha rilevato come nel 43% dei casi il funzionario corrotto appartiene ad un paese “ricco”. Fra tutti i casi passati in giudizio, nella maggior parte (circa il 69%) la questione si è chiusa con un patteggiamento, ma già 80 persone sono state condannate alla reclusione (la detenzione più lunga registrata è di ben 13 anni).

Per quanto riguarda il motivo per cui vengono rilasciate le mazzette, nel 57% dei casi il fine è l’ottenimento vero e proprio della commessa, ma ha rilevanza statistica anche il numero di volte in cui la tangente è stata usata per violare le normative doganali, pari al 12% degli episodi registrati.

Il problema dei tempi

Il più grosso problema rilevato dall’OCSE è quello che riguarda la durata dei processi: rispetto ai dati del 2013 un processo in media è durato 7.3 anni, anche se si è raggiunta la soglia dei 15 anni per casi particolarmente complessi. Ciò è potenzialmente dannoso all’economia delle varie nazioni, poiché dà la possibilità al reato di cadere in prescrizione, rimanendo così impunito.

Per questo motivo l’Organizzazione si è anche rivolta direttamente all’Italia, chiedendo di comunicare entro il prossimo mese come il paese ha intenzione di affrontare la questione, visto che raramente nel bel paese si scende sotto i 10 anni per la conclusione di un processo di questo tipo.

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