Uber: la Spagna (e non solo) dice no

Uber è un nuovo metodo di trasporto privato a pagamento, che è da poco sbarcato anche in Italia facendo spesso indignare i tassisti di tutto il paese.

Si caratterizza per un servizio elegante, pratico e sempre disponibile, ad un prezzo mediamente pari a quello dei comuni taxi delle varie città. Invece che chiamare un numero, un’auto di Uber si prenota tramite l’apposita app per cellulari. Inoltre, gli autisti che lavorano per la società (che sono privati e usano le loro auto di proprietà) sono sempre in moto: questo permette di raggiungere il cliente più velocemente.

Le auto sono di vari tipi, ma tutte che rispettano alti standard di pulizia e comfort, partendo dalla versione Low-cost (in cui il servizio è effettuato da auto quotidiane) fino alla versione Lusso.

Lo sbarco in Spagna di Uber

L’azienda nata nel 2009 a San Francisco ha da poco iniziato a operare anche nel paese iberico. Ha iniziato a lavorare a Barcellona, portando poi i suoi servizi anche a Madrid, in cui opera da aprile, e a Valencia, in cui agisce da ottobre.

E qui, come già in numerosi altri paesi, sono scattate le proteste. I contestatori più veementi sono come sempre i tassisti, che lamentano come mentre le loro licenze siano costose, difficili da ottenere e con molte restrizioni; i lavoratori di Uber abbiano invece in molti sensi carta bianca, oltre ad un costo per entrare nel settore praticamente nullo.

E Madrid ha colto il fondamento di queste lamentele, a quanto pare, visto che il tribunale della capitale ispanica ha accolto la richiesta dell’Associazione dei taxi della città, rendendo di fatto l’agire di Uber illegale su tutto il territorio nazionale.

Secondo i giudici, infatti, gli autisti ingaggiati da Uber non hanno le autorizzazioni amministrative necessarie a svolgere il servizio di trasporto pubblico e il fatto che l’attività proceda comunque finisce per tradursi in concorrenza sleale.

Le reazioni dell’azienda

L’azienda americana di certo non si è fatta scoraggiare da questo, anzi. Al contrario, essa ha dichiarato di non aver ancora ricevuto nessuna comunicazione ufficiale dalle autorità, e che, semmai dovesse riceverne, non esiterà a fare ricorso.

Un modus operandi che Uber ha già sperimentato prima, soprattutto in India: semplicemente, le auto della compagnia continuano ad operare, schermandosi dietro il fragile velo del: “a noi non hanno detto nulla”.

D’altronde, è indubbio che gli scontri con le autorità non si contino più: persino nella sua madrepatria, in Oregon,  la società si è sentita rivolgere la stessa accusa che le è stata rivolta in Spagna: quella di operare senza licenze. In Nevada un tribunale ha invece ingiunto di sospendere le attività.

La situazione economica

Certo, le messe al bando del nuovo sistema di trasporti ormai sono innumerevoli, ma non per questo possiamo dire che Uber si  trovi in difficoltà finanziarie: sebbene venga ancora definita Start-Up, l’azienda fattura centinaia di milioni di dollari. Viene inoltre valutata più di 41 miliardi, e, anche in questi tempi di crisi, è riuscita ad ottenere un finanziamento per più di un miliardo. L’azienda è attualmente presente in 200 città, per un totale di 45 paesi.

E te cosa ne pensi di questo servizio che a breve potrebbe arrivare nella tua città? 

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