Brevetti: comodi sì, ma convenienti?

Si sa: la competizione, sui mercati, è spietata. Ottenere una conoscenza prima dei proprio concorrenti, in mercati caratterizzati da grande competizione tecnologia, può determinare un boom di vendite senza precedenti. Viceversa, vedere i concorrenti vendere prodotti innovativi può determinare l’uscita dal mercato anche di grandi produttori affermati.

Molti sanno che è stata la scelta di non investire negli smartphone uno dei principali motivi per cui Nokia, fino a poco tempo fa, è stata praticamente assente dal mercato della telefonia portatile. Se innovare e non innovare può cambiare le sorti di un’azienda, anche innovare e poi farsi “soffiare” l’innovazione può danneggiare seriamente un’impresa.

Se infatti i concorrenti sono in grado di utilizzare una mia innovazione per cui ho lavorato a lungo e investito dei soldi, le vendite del nuovo prodotto si ripartiranno tra più aziende, rendendomi più arduo rientrare della spesa. E anche nel caso in cui riuscissi a coprire i costi, un concorrente si sarebbe avvantaggiato senza alcuna fatica; diluendo invece i miei guadagni.

I Brevetti

Ecco per quale motivo sono nati i brevetti: per proteggere le innovazioni per un certo numero di anni (normalmente una decina, anche se il termine di tempo varia a seconda del settore in cui si innova). Se un’invenzione è protetta da brevetto, per utilizzarla è necessario pagare un “canone” al suo inventore.

E’ così facile ottenere un brevetto?

Purtroppo, ottenere un brevetto non è così facile o, per meglio dire, conveniente.

Innanzitutto, brevettare una qualsiasi invenzione ha un costo altissimo; tanto che è prassi comune, quando l’invenzione è sviluppata da una piccola azienda, cederla subito ad un’impresa di più grandi dimensioni, che potrà brevettarla senza problemi economici. Un’altra possibilità è brevettarla in partnership, affidando le questioni economiche al partner più facoltoso.

brevetti

Un altro problema collegato ai brevetti è il valore a cui essi vengono iscritti a bilancio. Essendo un qualcosa di intangibile, essi vengono registrati a bilancio al valore di iscrizione, rendendo possibili sono svalutazioni della posta. Il valore dei brevetti non può essere aumentato, se non per tener conto di inflazioni o simili fenomeni.

Ovviamente, questo vincolo legale può essere un grande problema per le aziende, soprattutto se l’asset ha avuto un successo spropositato e duraturo nel tempo (basti pensare alla Coca-cola: se l’azienda avesse brevettato la formula segreta nei primi anni del ‘900, avrebbe mai stimato un così grande successo?).

L’ultimo problema si affronta nel momento in cui “scade” la copertura brevettuale. Per brevettare una qualsiasi invenzione è necessario infatti registrare ogni cosa: ogni ingrediente, ogni processo, ogni tecnica.

Una volta scaduto il periodo in cui per sfruttare la concessione si deve pagare una royalty, la scoperta è quindi facilmente copiabile da chiunque. E’ questo il caso dei cosiddetti farmaci generici, che si sviluppano una volta scaduto il brevetto sul medicamento originale.

Insomma, brevettare o non brevettare? La scelta non è scontata, né semplice. L’unica possibilità è quindi affidarsi all’istinto di fronte a questa domanda.

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