La storia dell’euro (I Parte)

Oggi cominciamo una nuova rubrica che parla delle singole storie delle monete più importanti al mondo. Ovviamente visto che la nostra moneta di riferimento è l’euro, cominceremo proprio da questa per poi proseguire con il dollaro, il franco svizzero e lo yen.

Un po’ di storia

La moneta unica europea, l’euro, nacque il 1° gennaio 1999. Nei tre anni successivi, tuttavia, rimase una valuta “virtuale”, utilizzata principalmente dalle banche e dai mercati finanziari. Per gran parte della popolazione diventò “reale”, visibile e tangibile, soltanto il 1° gennaio 2002. In questa data infatti furono immesse in circolazione le banconote e le monete in euro, che sono oggi una realtà quotidiana per oltre 300 milioni di cittadini europei.

I preparativi logistici per l’introduzione delle banconote e monete in euro iniziarono nel 1992, quando nessuno sapeva ancora quale aspetto avrebbero avuto e quale denominazione sarebbe stata scelta per la nuova moneta. La questione dell’aspetto fu risolta nel 1996, quando l’Istituto monetario europeo, predecessore della BCE, selezionò il disegno definitivo dei biglietti tra i bozzetti presentati a un concorso organizzato a questo scopo. Nel 1998 fu avviata la stampa di una prima serie pilota.

Il nome “euro”

Nel dicembre 1995 il Consiglio europeo riunitosi a Madrid decise di denominare “euro” la nuova moneta, scartando per le loro connotazioni nazionali altri suggerimenti, quali “ducato”, “scudo”, “fiorino”, “franco” o l’anteposizione del prefisso “euro” al nome delle monete dei singoli paesi, come ad esempio in “eurolira”. Si convenne che la nuova denominazione restasse invariata in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea (UE), tenuto conto dei diversi alfabeti, fosse facile da pronunciare e risultasse soprattutto semplice e rappresentativa dell’Europa.

Il simbolo grafico dell’euro si ispira alla lettera epsilon dell’alfabeto greco, che evoca la culla della civiltà europea. La lettera “E”, poi, è l’iniziale della parola “Europa” e le due linee orizzontali parallele, ben marcate, rappresentano la stabilità della valuta. L’abbreviazione ufficiale dell’euro, registrata presso l’ISO, l’Organizzazione internazionale per la standardizzazione, è “EUR”.

euro

Determinazione dei tagli e dei valori

Nel novembre 1994 il Consiglio dell’Istituto monetario europeo (IME), predecessore della BCE, concordò una sequenza di 1:2:5 per i sette tagli di banconote in euro: €10 e €100; €20 e €200; €5, €50 e €500. Questa scelta è in linea sia con la sequenza adottata per gran parte delle monete a livello mondiale sia con quella decisa dal Consiglio dei ministri dell’economia e delle finanze dell’UE (Consiglio Ecofin) per le monete metalliche in euro: 1 cent, 10 cent e €1; 2 cent, 20 cent e €2; 5 cent e 50 cent.

La decisione di includere nella serie una banconota di taglio molto elevato, ossia da €500, fu presa dopo attenta considerazione. Prima del passaggio al contante in euro, sei paesi aderenti all’area – Austria, Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – emettevano banconote nazionali di valore compreso tra 200 e 500 euro e ne facevano un utilizzo crescente. Nel 2000, ad esempio, la domanda di biglietti da 1.000 marchi tedeschi, equivalenti a 511 euro, era superiore di quindici volte rispetto al 1975 e rappresentava il 34% del valore totale delle banconote in marchi circolanti. Inoltre, nei paesi non appartenenti all’Unione europea con regimi monetari relativamente instabili, contraddistinti da elevata inflazione e/o da una scarsa fiducia nel sistema bancario, le persone detengono spesso contante denominato in valute di economie con bassi livelli di inflazione come riserva di valore. Prima dell’introduzione delle banconote in euro, tali disponibilità di contante erano rappresentate da biglietti di taglio elevato, ad esempio quelli da 1.000 marchi tedeschi.

Gestione della produzione della banconota

Nel 1996 il Consiglio dell’IME decise che tutte le officine carte valori dell’UE coinvolte nella produzione di banconote nazionali avrebbero dovuto partecipare alla fabbricazione dello stock iniziale di biglietti in euro. Tale decisione fu adottata alla luce dei volumi imponenti da stampare entro una scadenza molto ravvicinata. Quantitativi sufficienti di banconote in euro dovevano infatti essere disponibili presso 500 filiali di BCN vari mesi prima dell’introduzione del contante in euro (prevista per il 1° gennaio 2002), in modo da rendere possibile una loro consegna tempestiva alle banche commerciali. Furono prese in considerazione due modalità di produzione:

  • Accentrata, in virtù della quale ciascuna BCN si sarebbe occupata delle banconote in euro necessarie al proprio fabbisogno, provvedendo pertanto alla stampa di tutti i tagli previsti.
  • decentrata, in base alla quale ciascuna BCN avrebbe prodotto un numero di tagli limitato, ma in quantitativi rapportati al fabbisogno dell’intera area dell’euro.

Fu ovviamente lasciata facoltà alle BCN di stipulare fra di loro accordi bilaterali per la ripartizione della produzione. Questa opzione si rivelò particolarmente utile nel caso dei biglietti di taglio elevato (€200 e €500), per i quali erano richiesti volumi ridotti. Alcuni paesi più piccoli trovarono in particolare più efficiente ordinare parte della produzione di un paese più grande, beneficiando così delle relative economie di scala, invece che produrre le banconote in proprio.

La BCE fu incaricata di coordinare l’intero progetto, mentre alle singole BCN fu lasciata la responsabilità di procurarsi le banconote dallo stabilimento prescelto.

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