La settimana scorsa abbiamo parlato della Commissione Europea, dei suoi poteri e dei suoi doveri (tutte le informazioni del caso le trovate al seguente articolo: “Commissione Europea: capiamo cos’è e cosa fa“).
Il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker
Junker è stato eletto il 14 luglio dell’anno scorso, con 422 preferenze nella plenaria del Parlamento Europeo. Poco dopo la sua elezione ha messo in chiaro quali sono gli obiettivi a cui l’Europa deve puntare in questo periodo particolarmente critico per tutto il mondo.
Nel breve periodo l’attenzione sarà posta all’occupazione e alla crescita. L’intenzione è quella di mobilitare 300 miliardi da dedicare agli investimenti. Questa idea di Juncker è esplicata nella cosiddetta Agenda Digitale.
Le agevolazioni per le PMI
Le piccole-medie imprese, tanto comuni in Italia, sono state fin da subito uno degli obiettivi a cui il Presidente della Commissione era più interessato: nei suoi piani esse dovranno essere la colonna portante dell’economia del Vecchio Continente.
Le intenzioni di Juncker, già al giorno della sua elezioni, erano molto chiare: per le PMI bisognerà innanzitutto intervenire sui regolamenti, in maniera da evitare che l’eccesso di burocrazia paralizzi l’intero sistema. In secondo luogo le imprese riceveranno delle agevolazioni, affinché esse siano competitive sul mercato.
Il digitale come il futuro per l’Europa
E l’intenzione era quella di renderle più competitive anche grazie al canale digitale, abbattendo le regolamentazioni delle telecomunicazioni.
E’ infatti la cosiddetta “agenda digitale” uno degli altri punti fondamentali del programma del nuovo capo della Commissione Europea.
In questo programma, poi, punto fondamentale sarà quello che riguarda la protezione dei dati: per tutte le aziende operanti in Europa, le regole d’ora in avanti saranno le stesse: urge quindi che Telco ed OTT vengano equiparate alle altre aziende del settore.
Gli effetti sul Bel Paese
Ma di queste splendide intenzioni, quante di esse si sono riverberate direttamente sul nostro (e ovviamente anche sugli altri) paese?
Ad essere onesti, gli effetti indiretti sono stati ben presto visibili agli occhi di tutti: subito è stato istituito il cosidetto “Fondo Europeo per gli investimenti strategici”. Esso è gestito dalla Commissione Europea in cooperazione con la Bei (Banca Europea per gli Investimenti): esso mobilita circa 315 miliardi di euro, da distribuire come finanziamenti a progetti pubblici e privati in tutto il territorio dell’Unione.
Nell’elenco di investimenti strategici, ad oggi (quasi un anno dopo l’elezione di Juncker) figurano la banda larga, le piccole imprese (con un massimo di 3000 dipendenti) e le fonti energetiche rinnovabili.
Al riguardo, riportiamo la dichiarazione di Juncker: “Questa Commissione fa sul serio. Con l’odierna proposta sul Fondo europeo per gli investimenti strategici manteniamo, insieme al nostro partner, la BEI, l’impegno assunto in novembre dinanzi alla plenaria del Parlamento europeo, compiendo un passo importante verso il ritorno degli europei nel mondo del lavoro e la riaccensione dell’economia dell’Unione. Conto ora sulla leadership politica dei colegislatori – Parlamento europeo e Consiglio – affinché la proposta sia adottata in tempi brevi, così che il Fondo possa essere operativo entro giugno aprendo il flusso dei nuovi investimenti. Questo e nulla meno si aspettano i cittadini d’Europa, e il tempo stringe.”
Ritieni il fondo sufficiente ad aiutare le PMI? Avevi già sentito parlare di questo fondo? O sarebbe stato necessario un intervento più massiccio a tuo parere da parte di Juncker?
FONTE: Europa