Europa: quali le restrizioni imposte alla Russia?

Si è parlato tanto della crisi in Crimea, ovvero dell’annessione da parte della Russia di una penisola (storicamente a lungo contesa) appartenente all’Ucraina.

Ne abbiamo parlato più volte anche noi, prima quando la nazione sovietica ha rischiato la stagnazione (se volete approfondire potete farlo leggendo questo articolo: “La Russia paga la situazione in Ucraina“), e poi quando il rublo (se volete approfondire potete farlo leggendo questo articolo: “Il rublo in caduta libera, ma Putin non ci sta“) ha subito una forte svalutazione, grazie anche a “speculazioni estere” nel mercato valutario.

Entrambi questi accadimenti sono stati, direttamente o meno, conseguenza dell’invasione russa del territorio ucraino: la stagnazione è stata infatti causata in buona parte da embarghi commerciali da parte di mezzo mondo, e la deflazione del conio è stata anche lei una conseguenza indiretta di tali restrizioni commerciali.

Le reazioni dell’Europa

Ma quali sono state, se ce ne sono state, le reazioni dell’Europa di fronte alla violazione della sovranità territoriale di uno Stato indipendente?

Possiamo ricondurre le reazioni a due differenti categorie: le reazioni diplomatiche e le restrizioni.

Reazioni Diplomatiche

Il G8 in programma a Sochi (riunione mondiale in cui era stata invitata anche la Russia) è divenuto un G7, con sede a Brusseles.

L’UE ha poi escluso la possibilità che la Russia possa far parte dell’OECD (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia.

I summit che coinvolgevano Europa e Russia sono stati cancellati, e sono rifiutate a priori tutte le proposte di dialogo bilaterale.

Le possibilità di nuovi patti commerciali tra Eu e Russia sono escluse, ed è sempre più probabile una revisione (in negativo) degli accordi per l’incoraggiamento dello sviluppo bilaterale e regionale.

Misure Restrittive

  • Sono state bloccate le Visa (o visti) di più di 150 persone.
  • Sono stati congelati capitali appartenenti a 37 entità economiche (che avevano depositato i loro capitali in territorio europeo). Di queste, 24 sono in qualche modo legate  alle azioni illegali perpetrate contro l’Ucraina.

Ulteriori restrizioni verso i territori annessi

Altro problema si è posto poi riguardo la linea di condotta da tenere nei confronti dei territori “strappati” all’Ucraina e formalmente annessi dalla Russia. Contrariamente a quanto si crede per lo più, non è stata annessa solo la Crimea, ma anche Sebastopoli.

Sebastopoli è situata sulla costa sud-occidentale della penisola di Crimea, ma viene considerato un territorio a parte poiché dotata di statuto autonomo. Poiché l’Unione non riconosce l’annessione di questi territori, ulteriori limitazioni sono state imposte ad essi.

  • Non sono ammesse importazioni da questi territori, a meno che le merci non siano state certificate dalle autorità Ucraine.
  • E’ vietato investire capitali in questi territori.
  • Gli operatori turistici non possono offrire alcun pacchetto comprendenti mete appartenenti alla penisola di Crimea.
  • Alcuni beni non possono essere esportati in questi territori. Tra i beni vietati rientrano quelli nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni.

Una situazione lontana dalla risoluzione

Senza alcun dubbio, lo stallo creatosi dopo l’invasione Russa è ancora molto lontano dal risolversi.

La Russia ha sì accusato un grave colpo, grazie alle restrizioni economiche messe in atto dall’Europa e da gran parte del resto del mondo, ma ha anche trovato forti alleati disposti a supportarla, alleati potenti come la Cina.

Insomma, nulla fa presagire uno stemperamento delle tensioni. Che questo periodo sarà in futuro ricordato come Seconda Guerra Fredda?

Ai posteri l’ardua sentenza.

E tu, cosa pensi della situazione? La soluzione è vicina? Le contromisure messe in atto dall’Europa sono state necessarie? Se sì, sufficienti?

FONTE: Europa

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