Risale al 7 novembre 2013 la notizia shock riguardante il mercato europeo: la BCE infatti ha tagliato di ben 25 punti il tasso d’interesse dell’eurozona (già basso prima di questa azione), portandolo al minimo storico dello 0,25%.
Secondo molti osservatori quest’azione è stata necessaria per sfuggire al rischio di deflazione, visto che già da lungo periodo l’inflazione aveva rallentato sempre più, arrivando ad un tasso di crescita irrisorio.
D’altronde fu per lo stesso identico motivo che, ai primi di maggio del 2013, si portò il tasso di interesse allo 0,50%, record (in negativo) assoluto prima dell’ultimo abbassamento.
Il presidente della BCE ha assicurato che non è questa al momento la preoccupazione principale dell’eurotower: il loro intento è stato solo quello di permettere la ripresa del vecchio continente.
Ripresa senza dubbio auspicata dai vertici dell’eurotower, e incoraggiata dai dati portati dalle autorità: l’Europa ha infatti uno dei deficit strutturali più bassi del mondo, con addirittura spesso un surplus primario intorno allo 0,7%.
Reazione dei Mercati
Ma come hanno reagito i mercati di fronte a questo (ennesimo) taglio dei tassi, ma principalmente l’ EUR/USD? Questo è infatti il quinto taglio consecutivo: un numero ragguardevole, se consideriamo che la BCE è intervenuta in tutto 10 volte dal 1999.
Senza alcun dubbio, la borsa ha reagito positivamente: Milano, che il giorno prima era in perdita, al seguito della notizia ha riguadagnato lo 0,8%; allo stesso modo Parigi e Francoforte si rafforzano entrambe di circa un punto percentuale. Persino lo Spread è sceso a seguito della notizia, del 4,05%.
Nonostante le rassicurazioni di Draghi circa l’indifferenza della BCE riguardo al cambio monetario (principalmente quello sull’EUR/USD), è indiscutibile il fatto che questo taglio abbia “aiutato” anche gli scambi in valuta estera: a partire dai primi di settembre del 2013.
Di seguito vi mostreremo a livello grafico i cambiamenti dell’EUR/USD nel tempo, a partire da settembre 2013.
Infatti, l’EUR/USD si è rafforzato sensibilmente (passando da un cambio EUR/USD pari all’1,3117 del 6 settembre al 1,3805 del 24 ottobre); rafforzamento stroncato da questo intervento della banca centrale.
Comportamento delle altre valute
Stesso andamento, anche se molto più contenuto, si può osservare nel cambio EUR/AUD: sebbene il rafforzamento dell’euro nei confronti di questo paese sia stato molto più contenuto ed abbia interessato un arco temporale molto minore (si è passati da un cambio di 1,4143 del 22 ottobre, ad un cambio pari a 1,4505 al 29 ottobre), è innegabile che l’azione della BCE abbia posto un brusco freno anche in questo mercato di cambio.
Andamento simile si può notare poi nel cambio EUR/JPY, ove si passa da un cambio pari a 135,11 del 30 ottobre, al 131,58 dell’8 novembre (il 7 il cambio era pari a 132) e per quello EUR/CAD, in cui passiamo da 1,4379 del 29 ottobre, al 1,3940 del 7 novembre.
Insomma, forse l’intenzione della BCE non era quello di frenare il rafforzamento dell’euro sia sulle valute principali come EUR/USD oppure su quelle secondarie, ma di sicuro ha ottenuto anche questo.
