Bolle e quotazioni: qualche altro esempio di finanza comportamentale

Mercoledì abbiamo spiegato cos’è la finanza comportamentale  e come essa ci dimostri come le nostre emozioni possano portarci a non approfittare di opportunità profittevoli o, al contrario, a rischiare più di quanto sarebbe saggio.

Nello scorso articolo abbiamo parlato delle IPO nella finanza, in cui la frenesia porta l’uomo a sopravvalutare un titolo, acquistandolo quindi ad un prezzo largamente superiore al suo valore reale (infatti, il prezzo tende ad abbassarsi sensibilmente nell’arco di pochi mesi).

Vediamo insieme qualche altro esempio.

Le “bolle”: quando le aspettative portano al disastro nella finanza

Grande errore che l’uomo compie spesso è quello di tendere a dilatare il momento presente, ipotizzando un futuro identico alla situazione in cui si trovano. Detto più semplicemente, quando la situazione è positiva, l’uomo tende a credere che essa rimarrà così. Il peggioramento delle condizioni viene raramente ipotizzato, mentre è più facile che venga profilato un loro miglioramento.

Purtroppo, nella vita ciò non succede sempre, e, ancor più crudelmente, nel mercato non accade mai. E’ infatti certo che ad una situazione espansiva del mercato ne seguirà una restrittiva; tuttavia l’uomo tende a dimenticarsene o, più semplicemente, a ritenere che la contrazione avverrà molto più in là, dandogli quindi tempo di giovare dell’espansione.

E’ questo il caso delle varie bolle nella finanza (che hanno investito, nel tempo, tutti i tipi di mercato: dai bulbi di tulipano nel XVII secolo, al petrolio nel 2008, alla “bolla Facebook” degli ultimi tempi).

Prendiamo come esempio la bolla del settore petrolifero, scoppiata nel mondo della finanza nel 2008/2009: sebbene gli investitori avessero già avuto esperienze riguardo crolli improvvisi del prezzo del greggio (famose le due crisi degli anni ’70) essi hanno continuato a investire quando il prezzo al barile del greggio ha continuato a salire vertiginosamente per due anni di fila, senza rendersi conto che, a salita tanto ripida, sarebbe seguita una caduta altrettanto vertiginosa.

Insomma: il crollo del prezzo al barile era più che prevedibile, tuttavia la convinzione umana della staticità della situazione ha portato ad un crollo borsistico che ha rovinato la vita milioni di persone.

Il desiderio di compiacere

Ebbene sì, il desiderio di compiacere gli altri non è prerogativa dei bambini, anche illustri CdA fanno del loro meglio per compiacere gli altri: la differenza sta nel fatto che mentre il bambino cerca di compiacere i genitori per un gelato o un regalo, i CdA cercano di accaparrarsi i favori degli azionisti per ottenere una maggiore capitalizzazione (e quindi un cospicuo bonus).

Come fanno? Semplice: promettendo succulenti dividendi. La pratica, ovviamente, non è illegale, e non è direttamente legata alla finanza comportamentale.

Ciò che è legato al nostro argomento è la reazione degli azionisti rispetto questa pratica: aspettandosi ingenti dividendi, essi iniziano a sovrastimare il titolo in questione, sovrastima che si azzera poco dopo la distribuzione degli utili.

In pratica, il prezzo delle azioni tende, in media, a salire nel mese di aprile, poiché il mese successivo saranno distribuiti i dividendi. A maggio, invece, essendo i futuri guadagni lontani un intero anno, le quotazioni sono inferiori al valore reale.

A buon intenditor, poche parole!

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