Che la Cina sia un paese sempre più rilevante dal punto di vista economico e sociale é ormai cosa indubbia. Segno rivelatore di ciò sono state le Olimpiadi di Pechino, che hanno confermato il paese più popoloso del mondo come anche uno dei più importanti.
Le strutture, come l’economia e la popolazione sono il punto di forza di questa nazione, che solo nell’ultima decade si è sviluppata in maniera esponenziale (che nessuno si aspettava), arrivando ad essere la nazione leader mondiale superando gli Stati Uniti d’America.
La Cina e la sua potenza economica
Indubbia è, ormai, la sua potenza commerciale ed economica, e sempre di più è rilevante anche la presenza del paese in Italia; il dato è confermato non solo dai pettegolezzi xenofobi quanto anche dall’ufficio italiano addetto al censimento.
Secondo Sergio Bocconi, in un lavoro pubblicato presso il corriere economia, l’ingerenza cinese verso il nostro paese non è limitata ai cittadini della nazione che decidono di trasferirsi nel nostro paese.
Negli ultimi dieci anni, infatti, molti investimenti della Cina nel nostro paese sono stati pari a 10 miliardi, con un trend in continua crescita.
Sempre più presenti anche nel nostro territorio sono i cosiddetti “signori del 2%”: operatori cinesi di grandi dimensioni (spesso sono gruppi industriali) che raccolgono partecipazioni in titoli importanti di Piazza Affari. Il nome di questi grandi investitori deriva dalla loro tendenza ad acquistare una percentuale di azioni di una data società superiore al 2%, soglia oltre la quale é obbligatorio annunciare pubblicamente il fatto.
La Banca Popolare Cinese e le sue partecipazioni
La Banca Popolare Cinese fa sicuramente parte di questa categoria: nel suo portafoglio acquisti imprese come Telecom, Eni ed Enel. Secondo alcune stime (che tengono conto solo di ciò che é stato reso pubblico) la Banca Popolare Cinese avrebbe investito nel nostro paese tra i tre e i quattro miliardi di euro.
Banca Popolare Cinese non é sicuramente da sola: in estate anche Shangai Electric aveva abbondantemente sforato la soglia del 2% in un’acquisizione, comprando ben il 40% di Ansaldo Energia ad un prezzo di 400 milioni. Altro esempio può essere quello di China National Petroleum, che nel 2013 ha rilevato il 30% di Eni East Africa.
Senza alcun dubbio il futuro ci riserverà altri eventi simili, visto che il premier ha da poco firmato circa 20 accordi con il suo omologo cinese, Li Kequiang, per un totale di 8 miliardi di euro.
A noi non ci resta che dire allora “中國歡迎” (benvenuta Cina).
