Ebbene sì. Lei, la potente, unica, solida e inflessibile Germania è, secondo le recenti notizie diffuse dal Sole 24 Ore, a rischio recessione. Sappiamo tutti cosa si intende comunemente con il termine “recessione” : avere un PIL negativo per 2 trimestri di fila.
Germania: forse non così solida
Se anche il prossimo trimestre chiudesse in rosso, la Germania sarebbe, tecnicamente, in recessione. Controllando le informazioni circa l’andamento economico tedesco, possiamo notare come, in effetti, la nazione che finora è stata definita “locomotiva d’Europa” inizia a risentire del diffuso malessere del continente.
Perché? In realtà le cause sono molteplici.
Il calo nel settore industriale
In agosto, rispetto a luglio, la produzione industriale è calata del 4%, numero ben più notabile dell’1.5% stimato dagli analisti. La Germania non registrava un simile calo dal gennaio del 2009, quando cioè la crisi ha iniziato a presentarsi nel vecchio continente.
Particolarmente pesante è stato il calo che ha registrato il settore automobilistico (anche se esso si può scusare, almeno in parte, per fattori legati alla stagionalità del lavoro), pari a circa il 25%.
Il problema degli investimenti
Hanno particolarmente risentito della crisi anche i beni d’investimento: essi sono calati dell’8.8%, contro un calo (relativamente modesto) dell’1.9% dei beni intermedi, dello 0.4% dei beni quotidiani (comunemente chiamati beni di consumo) e del 2% delle costruzioni.
Parametri generali
In generale, la situazione non è delle più rosee: il PIL è calato dello 0.2% complessivamente.
Dato ancor più rilevante, gli ordini per l’industria (parliamo dunque di beni che dovremo produrre in futuro, e che quindi aumenteranno il PIL futuro) sono calati di quasi il 6%: anche ciò non succedeva dal gennaio di 5 anni fa.
Gli esperti tendono però a rassicurare su un eventuale recessione: anche se, ammettono, le notizie sono piuttosto preoccupanti, non bisogna dimenticare che l’ultimo periodo considerato ha compreso anche il canonico periodo delle ferie estive. Oltre a ciò, sottolinea qualcuno, i dati riportati in precedenza sono tendenzialmente dati ad alta volatilità: esaminare un paese analizzando un solo mese può causare allarmismo inutile.
Le previsioni per il futuro e la sventata recessione
Ralph Solvee, capo della ricerca economica di Commerzbank (secondo istituto di credito federale del paese), ammette che le notizie finora raccimolate non dipingono un quadro del futuro molto allegro:
“L’economia tedesca sarà piuttosto debole nel secondo semestre afferma infatti, spiegando che, secondo lui, il PIL avrà una crescita nulla o comunque prossima allo zero nel prossimo trimestre”
Allo stesso modo, anche la Bundesbank ha ammesso che le sue stime di crescita dello 0.2% per il futuro saranno, con molta probabilità, da ribassare.
