Esistono molte teorie economiche,che considerano varie ipotesi, varie situazioni e le relative conseguenze. Quasi tutte queste teorie, però, si basano su una ipotesi fondamentale anche se non del tutto scontata: alla base di quasi tutte le teorie economiche, infatti, l’uomo si comporta razionalmente.
Ora, comportarsi razionalmente non è qui inteso come guardare prima di attraversare la strada, o controllare se tra i prodotti ce n’è uno in offerta, ma come un’attenta ponderazione di ogni singola azione e come una riflessione attenta e razionale prima di ogni azione.
Il modello…
Se l’uomo si comportasse in maniera del tutto razionale, e nei mercati della finanza non ci fosse asimmetria informativa (se, quindi, tutte le informazioni fossero disponibili a tutti, senza sforzi e senza che qualcuno avesse maggiori conoscenze degli altri), nel mercato non ci sarebbe alcuna occasione di guadagno.
Il perché è piuttosto ovvio: se tutti si comportassero razionalmente e sapessero tutto ciò che serve, perché non dovrebbero approfittare di un’occasione di guadagno? Ipotizziamo che un titolo azionario sia sottoprezzato. Un acquisto assicurerebbe un guadagno a breve, poiché dopo poco il titolo tornerebbe al prezzo corretto.
Ovviamente, tutti quelli sul mercato (un numero che potrebbe tendere verso l’infinito) approfitterebbero dell’occasione. Ma per la legge della domanda e offerta, più qualcosa è richiesto (e nella nostra ipotesi il numero tende all’infinito) più il suo prezzo sale. Di conseguenza, essendo tutti intenzionati ad acquistare il titolo il prezzo si alzerebbe immediatamente, distruggendo quindi l’opportunità di guadagno.
…e la realtà
Nel mondo reale, l’uomo non si comporta razionalmente. Questo, ovviamente, accade anche quando tutte le informazioni (o quasi) sono a disposizione dell’investitore nel mondo della finanza. Intervengono infatti altri fattori (quello più comune è il timore, seppure irrazionale, di fallire o, più comune della finanza, di perdere soldi) che ci fanno ignorare, coscientemente o meno, i dati per agire in maniera irrazionale.
Per chiarire un po’ la teoria e mostrare qualche situazione confermata in cui l’emozione impedisce all’uomo di ottenere un profitto (relativamente) nella finanza certo abbiamo scelto un esempio molto comune: la prima offerta pubblica di un’azienda che si quota in borsa.
Il caso delle IPO nella finanza
Le IPO altro non sono che le prime quotazioni di un’azienda che per la prima volta si affaccia alla borsa italiana.
Quando però aziende “famose” si affacciano in borsa (solo per citarne una: Facebook) tutti gli investitori sono presi da una sorta di frenesia: anche se gli investitori più navigati (e chiunque chieda consulenza a degli esperti) sanno benissimo che dopo un paio di mesi dalla prima offerta borsistica un titolo tende a perdere parte del suo valore, a volte perdendo fino a un quarto del suo valore, tutti sono impazienti di possederlo.
Se invece avessero aspettato solo un paio di mesi, avrebbero acquistato lo stesso titolo ad un prezzo decisamente inferiore, avendo quindi un notevole risparmio. Come si usa dire, però, errare humanum est.