Tecnicamente, il decreto non è ancora approvato, poiché l’iter burocratico del nostro paese è lungo, a volte anche lunghissimo. Esso infatti prevede ancora un passaggio al legislativo dei ministeri (passaggio definito da tutti gli esperti come poco più di una formalità, che quindi porterà via non più di una settimana) e, ovviamente, la pubblicazione del decreto completo sulla Gazzetta Ufficiale.
Dopo questi passaggi entrerà ufficialmente in vigore, evitando quindi di fare la stessa fine del decreto creato sotto il governo Letta sulla “voluntary disclosure” che è decaduto alla fine di marzo, senza che il gabinetto lo convertisse.
Di cosa si tratta
In questi ultimi anni siamo stati abituati a sentire termini quali Condono o Scudo fiscale, che niente erano se non il permesso di far rientrare in Italia capitali precedentemente portati all’estero in modo illecito (ove per modo illecito si intende senza avervi pagato sopra le tasse e senza averli dichiarati) in cambio di una tariffa forfettaria.
Molti casi eclatanti sono saliti agli onori della cronaca, grazie anche al “risparmio” che gli evasori sono riusciti ad ottenere da queste operazioni. In questo caso, invece, la tariffa non sarà decisamente forfettaria: essa sarà pari al 43% del capitale per i capitali sotto accertamento (cioè che non sono caduti in prescrizione dal punto di vista fiscale) e con sconti quasi sempre sotto la soglia del 3% per alcuni casi particolari (come per il caso di mancata dichiarazione fiscale).
In ogni caso, l’aliquota sarà proporzionale alla quantità di capitali (ecco spiegata l’inquietante 43%: nella maggior parte dei casi, le somme interessate da questo provvedimento saranno a 5, 6 o anche più zeri). Saranno ugualmente da pagare le tasse sui rendimenti dei capitali maturati.
Quale è il guadagno?
Come abbiamo visto, senza alcun dubbio avvalersi di questo decreto non comporterà un risparmio economico, anzi. Perché allora usare questa possibilità?
Il ministero ha assicurato a tutti gli evasori che, qualora aderissero alla volountary disclosure (e per questo c’è tempo fino al 30 settembre dell’anno prossimo, per reati commessi entro l’ultimo giorno del 2013), a loro non verranno imputate condotte illecite: non potranno quindi ricadere nell’illecito penale né essere accusati di Autoriciclaggio, reato che può portare ad una pena dententiva aumentata fino a otto anni.
L’Autoriciclaggio è la vera e propria spada di Damocle che il Governo ha scelto di porre sul capo degli evasori, consci di una probabile e lunga reclusione qualora beccati. Cosa che è sempre più probabile, visto che a partire dal 2018, e forse anche prima, tutti i paradisi fiscali (compresa la Svizzera) saranno costretti ad inviare al Bel Paese i dati in loro possesso sui risparmiatori italiani.
Si prevedono per le casse dello stato entrate che si aggireranno intorno a 20/25 miliardi di euro, nel migliore dei casi. Nel caso peggiore, si dovrebbero ugualmente raggiungere i 5 miliardi.