Storia del dollaro americano (II Parte)

Riprendiamo ed andiamo a concludere la storia sul biglietto verde più famoso al mondo, ovvero il dollaro. Faremo un piccolo riassunto su quello che abbiamo detto la scorsa volta, per poi concludere il discorso con gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato la storia di questa numismatica.

Riassunto prima parte dollaro

Il nome del dollaro statunitense deriva dal dollaro spagnolo, una moneta d’argento largamente diffusa durante la guerra di indipendenza americana.

Questa moneta venne unanimemente scelto come unità monetaria degli Stati Uniti il 6 luglio 1785. Fu la prima volta che una nazione adottava un sistema decimale per la valuta.

Fino al 1791 il valore di questa numismatica era legato a quello dell’argento o dell’oro o a una combinazione dei due. Dal 1792 al 1873 il dollaro era supportato liberamente da oro e argento, in rapporto di 15 a 1, con un sistema chiamato bimetallismo. Attraverso una serie di cambiamenti legislativi avvenuti tra il 1873 e il 1900, l’importanza dell’argento fu via via diminuita fino all’adozione formale del gold standard. Il gold standard sopravvisse, con molte modifiche fino al 1971.

Seconda ed ultima parte su questa moneta

Dal 1° al 22 luglio 1944 nella cittadina americana di Bretton Woods (New Hampshire) si tenne una conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite, alla quale parteciparono i rappresentanti di 44 nazioni; essa fu convocata con lo scopo di pianificare la stabilizzazione monetaria e il credito nell’ordine economico postbellico. La conferenza si risolse nella creazione del Fondo monetario internazionale e della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (la Banca Mondiale). Secondo il nuovo sistema monetario, ogni Stato deve assicurare la convertibilità della sua moneta con un corrispettivo fisso in oro o in dollari americani, con un margine di fluttuazione dell’1%.

Nel 1971 il presidente americano Richard Nixon, per far fronte alla debolezza di questa moneta, annunciò la soppressione totale della convertibilità del dollaro in oro; questo permise una rivalutazione del marco tedesco e dello yen. Da allora in poi la moneta circolante è stata del tipo fiduciario.

Fino al 1974 il valore di questa moneta era legato a quello dell’argento o dell’oro o a una combinazione dei due, mentre dal 1792 al 1873 il conio era supportato liberamente da oro e argento, in rapporto di 15 a 1, con un sistema chiamato bimetallismo. Attraverso una serie di cambiamenti legislativi avvenuti tra il 1873 e il 1900, l’importanza dell’argento venne diminuita fino all’adozione formale del gold standard.

Nel 1979 venne istituito il Sistema Monetario Europeo (Sme) per ridurre i margini della fluttuazione delle monete europee tra loro; allo stesso tempo venne messa in atto, dalla Riserva federale, una “politica monetarista del dollaro forte”, con una forte impennata dei tassi d’interesse. Ciò permise di attirare capitali e di rilanciare gli investimenti interni.

Dal 1986, tuttavia, si sono compiuti vari tentativi per ridurre l’enorme deficit commerciale statunitense, abbassando il valore di questa moneta rispetto ad altre valute; questi tentativi hanno avuto particolare successo nei confronti del marco e dello yen. La caduta del dollaro in concomitanza con l’introduzione dell’euro, fa salire all’impennata la moneta unica che, secondo uno degli obiettivi del Trattato di Maastricht del 1992, dovrebbe diventare un “euro forte”, a immagine del dollaro forte degli anni ’80.

Attualmente, oltre il 60% delle riserve di valute estere globali è detenuto in dollari e oltre due terzi del commercio mondiale è fatturato in dollari.

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