L’altro giorno abbiamo parlato dei brevetti, e di come essi siano un fondamentale strumento competitivo (almeno in alcuni casi) a cui molte aziende fanno ricorso. Allo stesso tempo, però, rimane un problema piuttosto pressante: il costo del brevetto.
La camera di commercio di Varese ha deciso di ovviare almeno in parte a questo grave ed ostacolante problema, stanziando 50mila euro in un fondo perduto che saranno destinati alle piccole e medie imprese presenti sul territorio per stimolare ricerca, innovazione e, ovviamente, la brevettazione delle stesse.
I dettagli del bando
Esaminando il bando, si può scoprire come il singolo contributo possa coprire fino a 2000 euro su un investimento minimo pari a 4000, a patto che gli investimenti fossero finalizzati a ricerca esplorativa per poi poter depositare un brevetto.
Le spese per il brevetto devono però essere state sostenute tra il 7 maggio del 2014 e l’ultimo giorno di agosto di quest’anno, il 2015. Ovviamente questo ristretto orizzonte temporale ha un chiaro scopo: stimolare quantomeno l’inizio di nuove ricerche, sperando ovviamente che esse daranno buoni risultati e verranno poi convertite in prodotti di successo.
Italia, un paese con poca innovazione
Perché Varese ha scelto di stimolare la ricerca? Semplice. Una gran parte dei ricavi delle aziende proviene, in media, dai nuovi prodotti. Sono i nuovi prodotti a stimolare la vera e propria crescita del mercato, anche se ovviamente molte delle ricerche teoriche non sfociano in applicazioni pratiche.
L’Italia, purtroppo, negli ultimi tempi non è stata particolarmente prolifica sul fronte innovazione (e dunque brevetto): nel 2011 sono state depositate all’ufficio nazionale solo 9721 richieste. Vi sembrano tanti? Provate a pensare che, sempre nel 2011, la Cina ha registrato 526mila richieste di brevetto. Nello stesso anno si è superato il record (mondiale) di più di due milioni di domande totali.
Ovviamente, data la condizione attuale del vecchio continente, i dati nazionali non riflettono totalmente la situazione di un paese: per tutte le nazioni facenti parte dell’UE esiste la possibilità di registrare il proprio brevetto nell’apposito ufficio europeo.
Purtroppo, anche in questo caso l’Italia è ben indietro nella classifica: se infatti le richieste totali nel 2011 sono cresciute del 3.7%, quelle provenienti dal nostro paese sono diminuite dell’1.4%, con solo 4879 richieste.
Anche per quanto riguarda il livello percentuale di spesa delle aziende nella ricerca e sviluppo il nostro paese è in retroguardia: in media, un’impresa appartenente al Bel Paese dedica il 5% della spesa totale a questo capo, contro l’impressionante 34.5% della Germania e il pur sempre stimabile 17.5% della Francia.
E’ indubbio: siamo un paese di “vecchi”. Per lo meno nei prodotti made in Italy.