Nuovo sciopero stavolta della scuola, perché?

Tutti noi abbiamo sentito parlare del primo sciopero generale della scuola da diversi anni, sciopero che è accaduto ieri, 5 maggio, in tutta Italia. Ci sono state manifestazioni a Milano, cortei a Roma (la Consob ha persino fatto picchetto vicino ai centri del potere) ed un funerale (quello della “vera” buona scuola) a Bari.

Insomma, l’evento ha tutte le premesse per sembrare decisamente rilevante: non è cosa da tutti giorni una partecipazione di tutti i sindacati, e di scioperi così massicci, soprattutto da un settore normalmente considerato tranquillo (in fondo sono anni che gli insegnanti hanno i contributi bloccati, ma non hanno mai organizzato una discesa in piazza di queste proporzioni).

I motivi dello sciopero

Ovviamente dietro una così alta mobilitazione ci sono numerose motivazioni. Ma quanti sanno quali sono davvero le critiche che gli esperti del settore muovono alla “buona scuola” di Renzi?

Nuove assunzioni, ma non per tutti

E’ vero, come abbiamo sentito dire tante volte in televisione, che grazie al nuovo decreto sono previste oltre 100mila assunzioni nel campo dell’istruzione. Se però a questo nuovo turno di assunzioni possono partecipare i vincitori del concorso del 2012 o gli iscritti alle GAE, altre categorie sono escluse.

Ad esempio, non possono sperare in un’assunzione i vincitori del concorso dell’anno scorso, gli abilitati del TFA e i Pas.

Un preside sempre più potente

Oggigiorno il preside viene chiamato normalmente dirigente scolastico. La buona scuola vuole ora aumentare i poteri affidati a questa figura, rendendolo più simile al manager di un’azienda che ad un preside.

Il dirigente scolastico potrà infatti decidere, ad esempio, se accettare o meno i trasferimenti degli insegnanti o meno, decidere a quali insegnanti assegnare bonus per merito. Anche il suo potere decisionale aumenterà, mentre l’opinione del Collegio Docenti non sarà più vincolante.

Queste novità, secondo i sindacati, “stravolgono i principi di un’autonomia fondata su collegialità, cooperazione, condivisione, pluralismo culturale e libertà di insegnamento”. La scuola, hanno spiegato con decisione, non è un’azienda.

Scuole sempre più vecchie, e nessuna ristrutturazione

La scuola di Renzi sarà pure buona, ma continua a svolgersi in edifici sempre più vecchi.

Il decreto stanzia infatti solo 40 milioni in più per riparare e rinnovare gli edifici, mentre la condizione degli edifici scolastici italiani non è ancora stata presentata all’anagrafe (come invece dovrebbe essere stato).

Scuole migliori e scuole peggiori

Ed ecco l’ultima delle pecche sollevate dai protestanti: secondo i critici del ddl, grazie alla “buona scuola” si rischierà di arrivare a due tipi diversi di scuole, alcune di serie A ed altre di serie B.

Questo è quello che può capitare con la pratica dei finanziamenti privati per gli istituti scolastici: le scuole in zone più centrali o più ricche riceverebbero sempre più finanziamenti, mentre quelle situate in zone povere o periferiche rischierebbero di peggiorare sempre più.

E tu, sei pro o contro la buona scuola?

FONTE: Ansa

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